Carmelo Consoli - XLI Premio Firenze

XLI Premio Firenze
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Carmelo Consoli

PREMIO “MARIO CONTI”

CARMELO CONSOLI
                                       

con la seguente motivazione:

Poeta di lungo corso, Carmelo Consoli è anche, saggista, critico letterario e d’arte, operatore umanitario ed è Presidente della Camerata dei poeti di Firenze. È presidente emerito ed esecutivo di associazioni culturali nazionali e fa parte di giurie di premi letterari. Ha dato alle stampe tante pubblicazioni poetiche e saggi inediti. Collabora attivamente con associazioni letterarie, riviste e blog culturali come autore e critico. È inserito nella lista dei poeti nazionali in “Italian poetry” ed è presente nelle migliori antologie poetiche nazionali. È tradotto e pubblicato in più lingue ed è ambasciatore italiano per la poesia del movimento mondiale poetico “Poetas del mundo” è membro del Word literary forum for peace and human rights. Senatore accademico dell’Università ”Ponti con la società”, si occupa anche di studi filosofici, religiosi, sociologici e delle relazioni interculturali Ha elaborato e fondato la teoria filosofica, religiosa e delle relazioni sociali definita della “Bellezza infinita”.  La poesia che premiamo è un canto struggente, di civilissima partecipazione, Consoli riesce a coprire con le ali nobili, invincibili, della poesia alta, la crudele umana. bestiale pochezza e ad alzare al cielo una preghiera universale.

La Giuria del Premio Firenze

Dedicata a Hina Saleen uccisa nel 2006
dal padre mussulmano a Brescia

Avrei voluto tanto vivere qui           
nell’occidente dei miraggi,
un pensiero fisso nella mente:
sentirsi donna libera e scegliere la vita
con un filo di rossetto, un trucco leggero;
vestire alla moda come le amiche,
i capelli sciolti al vento della giovinezza.
Avrei voluto vivere quell’amore,
bello come il sole di ragazzo,
con un padre dalle carezze d’oro
ed un bacio, un perdono al posto
di un coltello conficcato nella gola.
Mi hanno sepolta due palmi sottoterra
nel campo dei pomodori dietro casa,
buttata là, volta alla mecca;
un panno sporco agli occhi del Corano.
E qua dove la campagna dolcemente
s’indora d’albe e tramonti
si è fermata la mia pena.
Cammina ora la mia ombra
nel coro dei compagni,
libera nel canto dei vent’anni;
cuciti nella pelle gli ultimi vestiti
dei grandi magazzini:
una maglietta fucsia, un pantalone bianco.
Corriamo incontro alla città,
alla gioia di un ballo, di una pizzeria.
Sono Hina e sotto la terra
stanno le mie piccole cose a un braccio
da quel cielo dove ora riposo
e dove Dio non ha avuto nome, non ha volto
ma solo luminosa, sconfinata compassione,
amore immenso di padre,
senza tempo, senza confini



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